
Federica Brignone - Foto Mattia Radoni / IPA Sport / IPA
Le Olimpiadi di Milano-Cortina 2026 non sembrano essere a rischio per Federica Brignone, che ha subìto un grave infortunio dopo la caduta all’Alpe Lusia. Davanti alla campionessa però c’è un percorso di riabilitazione lungo e importante alla luce della diagnosi: frattura scomposta pluriframmentaria del piatto tibiale e della testa del perone della gamba sinistra. In pratica, lo scenario peggiore. La Commissione Medica FISI segue attentamente le condizioni della campionessa valdostana e ne ha predisposto il trasferimento presso la clinica “La Madonnina” di Milano, dove in serata la campionessa sarà operata.
A fare più chiarezza è stato Andrea Panzeri, presidente della Commissione medica della Fisi, arrivato nel pomeriggio alla Clinica La Madonnina di Milano, dove è ricoverata la campionessa: “Come sta Federica? Non bene. La frattura è abbastanza importante, abbiamo valutato la situazione della cute e di quanto era gonfio il ginocchio: per questo abbiamo deciso di andare subito in sala operatoria”. “Non nascondo che la frattura è impegnativa, l’osso si è rotto in modo significativo ma lei è forte. Fortunatamente è sana, non si è mai fatta male in modo importante prima di oggi. Vediamo in sala operatoria, adesso è difficile fare previsioni”. E su Milano Cortina 2026. “Non chiedetemi delle Olimpiadi– ha aggiunto Panzeri- né dei tempi di recupero. Dobbiamo prima capire come riusciamo a ridurre la frattura, poi potremo essere più precisi”. Cioè nelle prossime ore.
Le parole di Daniele Mazza all’AGI
Intanto, nel pomeriggio sulla questione è intervenuto anche il dottor Daniele Mazza, specialista in Ortopedia e traumatologia e medico della Nazionale Under 21 di calcio maschile, che ha parlato all’AGI del percorso di riabilitazione: “Federica Brignone ha riportato una frattura scomposta del piatto tibiale, che è una lesione grave – le parole del medico – che interessa la parte superiore della tibia, ovvero quella che entra in contatto con il femore formando l’articolazione del ginocchio e negli sportivi di alto livello può rappresentare un problema significativo, perché compromette stabilità mobilità e performance dell’articolazione fondamentale per la pratica sportiva ad alta intensità“. E ancora. La riabilitazione, spiega il dottor Mazza, “si articola in più momenti nella fase iniziale: da zero a sei settimane, si mantiene un carico ridotto e si inizia una mobilizzazione passiva controllata, lavorando sul contenimento del dolore e dell’infiammazione. Nella fase intermedia, dalle sei alle dodici settimane, si punta al recupero del movimento attivo, alla tonificazione muscolare e all’equilibrio. Infine nella fase avanzata, tra i tre e i sei mesi – conclude – si reintroducono corsa, salti, cambi di direzione e gesti tecnici specifici dello sport praticato”.