Continuano i report del Guardian sui Mondiali in Qatar e sullo sfruttamento dei lavoratori migranti. Nel febbraio 2021 il tabloid inglese stimava in 6.500 il numero di morti tra gli ‘schiavi’ impegnati alla costruzione delle infrastrutture della rassegna iridata. L’ultima inchiesta rivela che i lavoratori migranti dal Bangladesh sono stati costretti a pagare miliardi di dollari in “tasse” di assunzione, solo per assicurarsi un lavoro in Qatar, per un totale di 1,5 miliardi di dollari, “forse fino a 2 miliardi”, tra il 2011 e il 2020 in commissioni, “mazzette” e tasse varie.
I nepalesi più di 400 milioni in quattro anni, tra la metà del 2015 e la metà del 2019. “È probabile che il costo totale sostenuto dalla forza lavoro migrante a basso salario del Qatar sia molto più alto perché anche i lavoratori di altri paesi dell’Asia meridionale e dell’Africa pagano tasse molto elevate“, scrive il Guardian. I migranti provenienti dal Bangladesh e dal Nepal costituiscono circa un terzo dei 2 milioni di operai stranieri impiegati in Qatar. Pagano commissioni da 3.000 a 4.000 dollari, e guadagnano fino a 275 dollari al mese. “Significa – scrive il Guardian – che devono lavorare per almeno un anno solo per pagare le tasse di assunzione“. L’Inchiesta “rivela l’entità dello sfruttamento subito da alcuni dei lavoratori più poveri del mondo”, nel Paese che ospiterà i Mondiali. L’addebito delle tasse di assunzione, peraltro, è illegale in Qatar, ma la pratica è diffusa e profondamente radicata. È comune in tutti i paesi del Golfo. I lavoratori spesso devono contrarre prestiti ad alto interesse o vendere terreni per permettersi le tasse, lasciandoli vulnerabili alla schiavitù per debiti – una forma di schiavitù moderna – poiché non sono in grado di lasciare il lavoro fino a quando il debito non è stato ripagato. Molti pagano le tasse conoscendo i rischi ma calcolando che si ripagheranno a lungo termine.