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Sandro Tonali - Foto LiveMedia/Nderim Kaceli
Sandro Tonali è ripartito alla grande. Dopo la squalifica di un anno e mezzo per scommesse, che gli ha impedito, tra le altre cose, di partecipare a Euro 2024 con l’Italia, l’ex giocatore del Milan si è ritagliato un ruolo da protagonista nel suo Newcastle. Il centrocampista italiano ha raccontato il suo percorso per vincere la battaglia contro la ludopatia in un’intervista a La Repubblica: “Ho iniziato da poco la mia seconda vita. Avevo uno stile di vita negativo. Avevo delle abitudini che mi facevano cambiare atteggiamento anche con le persone che mi volevano bene, sia amici, sia familiari che compagni di calcio agli allenamenti”. Il gioco è stato parte della prima vita di Tonali, sin dai primi anni della maggiore età: “Non ricordo la mia prima scommessa, ma già a 18 anni il gioco era diventato un’abitudine. Ed è diventato normalità quando ho iniziato a passarci molto più tempo. Giocando online mi tenevo all’oscuro da tutto, mi chiudevo nel mio guscio. Non mi sono mai reso conto di essere dipendente dal gioco. Quando ci si trova in queste situazioni è difficile rendersi conto di quanto si stia male”. I mesi di squalifica sono stati duri: “Nei mesi lontano dal campo ho passato tanto tempo con lo psicologo. Il suo lavoro era farmi capire come ci ero caduto. È stato un lavoro di recupero difficile. Non potevo prendere farmaci specifici perché col 95% di quelli sarei risultato positivo all’antidoping. È stato tutto un percorso mentale durato mesi, con psicologo e psichiatra. Nei primi due mesi ero staccato da tutti, poi piano piano tutto è tornato alla normalità. Ho lavorato subito su me stesso. Tre colloqui a settimana online e uno in presenza ogni mese. Non ne ho saltato uno. Si parlava sempre del giorno prima, con tre lavori specifici: uno sulla mia persona, l’altro sul gioco d’azzardo e l’ultimo era il compendio. I 16 incontri organizzati dalla Figc li ho fatti in Italia: dopo i primi 6 mesi della squalifica, sono stato a Bari, Roma, Firenze, Milano, Verona”.
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Anche in Inghilterra è diffuso il problema del gioco d’azzardo: “Ho fatto anche degli incontri in Inghilterra. Incontravo i giovani delle squadre e gli staff. A Newcastle, in una fabbrica che produce coperture per i tubi del gas nell’oceano. Ci sono andato perché in Inghilterra il gioco d’azzardo è molto diffuso. C’è stato chi mi ha detto, a diversi mesi dalla squalifica: “Ho smesso di scommettere per quello che è successo a te”. Erano ludopatici da anni. Un italiano mi ha raccontato che un dipendente guadagna 2000 sterline al mese, ma a volte ha bisogno di fare gli straordinari per mantenere la famiglia: butta troppi soldi nel gioco”. Un ruolo fondamentale hanno giocato i tifosi del Newcastle, che hanno sempre supportato il loro giocatore: “Compagni e allenatore mi hanno sempre tenuto dentro, come staff e dirigenza. I tifosi del Newcastle e quelli avversari non mi hanno mai giudicato. Qui rispettano i problemi di tutti, non calcano la mano e cercano di aiutarti.