
Un affare da sessanta milioni, dalla Serie A alla Premier e sullo sfondo una favola con parecchi elementi made in Italy
C’è una piccola favola che sa tanto di Italia in Premier League: la racconta il Bournemouth, attualmente quinto in Premier e quindi in Europa League. Una città di 180 mila abitanti, uno stadio – il Vitality – da 11 mila posti. E da quasi tre mesi un percorso da prima della classe tra campionato ed FA Cup: 10 vittorie 4 pareggi e una sconfitta, con 35 gol fatti e 13 subiti. E’ una favola dal sapore italiano perché dentro il Bournemouth ci sono schegge di Serie A a vario titolo, tra campo e scrivania.
Cominciamo dal direttore dell’area tecnica, Tiago Pinto, che dal Benfica arrivò alla Roma e con il club giallorosso ha vinto la Conference League insieme a José Mourinho in panchina. Prima di dimettersi e chiudere il suo lavoro nella capitale aveva portato a Trigoria Angeliño e Baldanzi, uno punto di forza assoluto per Claudio Ranieri e l’altro che sembra stia uscendo adesso da un cono di discreto anonimato, per farsi invece apprezzare in virtù del gran talento di cui dispone. Oltre allo spagnolo e all’ex Empoli, Pinto portò anche il giovane difensore bianconero Huijsen in prestito.
E il ragazzo rientrato ai bianconeri la scorsa estate è uno dei punti di forza di questo cammino ispirato del Bournemouth in questa Premier. Pinto, arrivato in Inghilterra, ha lavorato per acquistarlo ed è riuscito a mettere in piedi una operazione brillante: oggi Huijsen ha una clausola rescissoria da 60 milioni di euro, il 10 per cento della futura rivendita alla Juventus (che lo ha un po’ svenduto a 15,5 milioni più bonus) e soprattutto ha tutto il mercato della grande Europa addosso.
Non solo Huijsen, la favola Bournemouth è made in Serie A
Ancora Serie A: Justin Kluivert. Con Mourinho – che pure di giovani a Trigoria ne ha lanciati – il suo destino alla Roma era quello di partire in prestito prima di ogni ritiro: ora la stagione clamorosa del figlio d’arte dice 12 gol e 6 assist, papà Patrick sarà orgoglioso di quanto sta facendo il suo ragazzo. E cosa dire di Milos Kerkez, il terzino sinistro ungherese che ha giocato nella Primavera del Milan per essere probabilmente liquidato con troppa fretta: oggi lo seguono con grande attenzione United e Liverpool, la conferma che qualche errore di valutazione dalle nostre parti può esserci stato.

La ciliegina sulla torta di questo progetto sembra essere il tecnico Andoni Iraola, bandiera dell’Athletic Bilbao da giocatore. Il grande visionario che lo porta in Premier dal Rayo Vallecano è Bill Foley, l’imprenditore texano che aveva investito sull’hockey su ghiaccio a Las Vegas – iniziativa vissuta come una sorta di follia fosse solo a livello climatico, ma che con i neonati Golden Knights arrivò a vincere.
E da lì decise di sbarcare nel calcio inglese pescando questo allenatore che sembrava la classica mossa fatta da un nuovo presidente quasi “costretto” a cambiare. Il maestro del tecnico del Bournemouth è Bielsa, e le statistiche dicono che con la sua filosofia e il suo stile di gioco ha battuto Arteta, Guardiola, ma anche Postecoglou e Amorim che vivono stagioni non facili, ma potenzialmente hanno tanto di più a disposizione. Alla favola del Bournemouth italiano mancano ancora gli ultimi capitoli. Ma già così vale la pena viverla e raccontarla.